Gioielli Rubati 337: Mariangela Ruggiu – Silvia De Angelis – Claudio Zattera – Gian Ruggero Manzoni – Tania Chimenti – Monica Santi – Giovanni Perri Agua – Iole Toini.
Non starmi davanti
ho in mente strade che non sai
e voltandoti indietro non troveresti
né sorrisi né lacrime, solo l’assenza
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resteranno solo impronte a segnare
una strada divergente
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Non seguirmi col passo lento
farei ombra alla luce, e sarebbe per te
il sole nascosto, come i sogni
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camminami a fianco
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di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu
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‘Na carezza (vernacolo)
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E’ quer friccigo de luna
che s’ammicà ner modo giusto
pe’ ‘nguiatte drento ‘na sera sciatta…
quanno ciai solo voja de fatte ‘nsonnellino
senza sta’ a’ penzà
a ‘n’innamorato che te ‘nguaia
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ma chi te cià mannato
astro appeso a ‘nfilo de buio?
co’ ‘no spicchio ‘ntrigante
e messo puro de traverso
riesci a ‘ncantà ‘n’anima svojata
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vo’ crede ancora a le favole de ‘no sbruffone
pe’ ricomincià a sognà
drento ‘n bisbijo de dorcezza
puro si all’indomani
s’ aritrova ner freddo gelido
e senza ‘no straccio de carezza
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Una carezza (traduzione)
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E’ quel poco di luna
che sa ammiccare nel modo giusto
per inguaiarti dentro una sera stanca
quando hai solo voglia di dormire
senza stare a pensare
a un innamorato che ti fa soffrire
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ma chi ti ci ha mandato
astro appeso a un filo di buio?
con uno spicchio intrigante
e messo anche di traverso
riesci a incantare un’anima svogliata
vuole credere ancora alle favole d’uno sbruffone
per ricominciare a sognare
dentro un bisbiglio di dolcezza
anche se all’indomani
si ritrova nel freddo gelido
e senza una minima carezza
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di Silvia De Angelis, qui:
https://ssilviadeangelis5.blogspot.com/2025/01/na-carezza.html
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A MIO PADRE 18 Gennaio
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Denti di linfa erano le gemme di Maggio
e un sole lieve scendeva tra i rami dell’orto
fini e nodosi come le tue mani nell’erba;
rea ci sorprese l’ultima stagione, improvvisa
e fredda, dietro l’ombra opaca delle pupille
tu a me, le labbra livide socchiuse, dicesti:
“Se un uomo vive per amore, mai egli muore”.
Tutto poi tacque, padre, era fuggito il tempo,
sull’ala bianca, dentro gli occhi neri d’Africa,
sulla voce sporcata dal piombo del linotype.
Ora potrei parlarti ma siedo muto ancora.
Non basteranno lacrime a rendere sorrisi
vissuti, abbracci e baci più caldi e vivi di noi,
chiusi sul ponte fragile del cuore di terra
che batterà per sempre tra questo fango e il cielo.
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di Claudio Maria Zattera, qui:
https://www.facebook.com/claudio.zattera.1
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La casa mozzata
è cuore della pianura.
L’abitai una notte
di memorie.
In essa mi apparvero
i miei nonni
e i miei genitori.
La casa mozzata
non teme la solitudine,
è in uno stato
che cielo e terra
hanno voluto.
In quel luogo
desideri un incontro
e l’angelo che è in te
lo rende luminoso.
La casa mozzata
rigenera il sangue
dei morti
e li rende parole.
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di Gian Ruggero Manzoni, qui:
https://www.facebook.com/gianruggeromanzoni
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Nel guscio liscio e puro
Dietro cui il vento tace
Nata per non pesare
Stretta nel carapace
Perfetta per sparire
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di Tania Chimenti, qui:
https://www.facebook.com/tania.chimenti.73
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attendere certi
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Poco fa il circo è partito; lo so
da ogni tournée si rientra, ma in quel tempo di mezzo
c’è il dubbio di non aver di che riempir le ore.
Senza l’abituale succedersi di clamore
occorre porre orecchio a meraviglie
più minute
non meno di valore.
Ci fermeremo un attimo al giorno
ad ammirare le une e ricordare gli altri.
Attendere certi.
Assuefatti al colore, senza più voli e cadute
prendere di mira un fischio venuto meglio
una piuma più lucida un occhietto arzillo
adottarlo a progetto;
nulla è concluso. Lontano
resta fisso il rullo di tamburo
che chiama il pezzo forte.
