Gioielli Rubati 276: Elena Milani – Leopoldo Attolico – Sonia Camagni – Grazia Palmisano – Guido Caserza – Francesco M – Francesca Tuscano – Grazia Denaro.
I bisogni abitano stanze su piani diversi
di un condominio.
Dal basso lui urla dalla tromba delle scale,
la chiama, le dice con una certa urgenza
di scendere, tutto va a fuoco, c’è bisogno di lei,
ma lei sta ancora nel rosa del pigiama,
guarda attraverso la finestra,
la scala antincendio,
lo immagina salire tutto affumicato,
senza cinturone di sicurezza, chiavi inglesi,
ha una rosa rossa fra i denti lavati con cura,
la lingua che sanguina gocce d’amore.
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di Elena Milani, qui:
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Occasione di poesia
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Nel rapido dissolversi del verso
la parola che incanta, muta:
posseduta e amata come l’ultima rovina,
cara perché perduta
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L’illimite che segna e persuade connivenze celesti
disperde l’occasione, allontana la mente;
navicella avida di vento
nel suo porto di luce
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di Leopoldo Attolico, qui:
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Porti fuori stagione
le mie braccia,
approdi aperti per natanti scevri di grazia
che navigano a vista
tra marosi spenti
in una calma che suona vuota, afona
per un ricordo
che risuona di silenzio corrisposto.
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di Sonia Camagni, qui:
https://www.facebook.com/sonia.camagni
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Senza fiatare
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Da quattordici anni non ho un armadio
Prima avevo un armadio, non era il mio
Da quattordici anni non ho una casa
Prima avevo una casa, non era la mia
Oggi ho sentito la mia voce dirmi che non ho più me
Prima avevo una voce, non era la mia
Stasera si è spezzato il mio fegato
Prima lo avevo, non era il mio
Stanotte sto strappando giornali, me li avevano regalati
Prima credevo che i regali fossero belli
Adesso non ho più un armadio, una casa, dei regali, piove soltanto, ho freddo, e so di aver sbagliato ogni cosa
Prima facevo sempre cose giuste, perché ero da sola
Avevo pochi anni, stavo imparando a camminare
Mi insegnarono a guardare la pioggia, senza fiatare.
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di Grazia Palmisano, qui:
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Vieni qui, guardami,
un fiore mi cresce nella bocca,
vedi? senti?
Adesso canta!
Non te ne andare,
questo fiore è per te!
Uh, è un simpatico campanellino,
cerca di essere gentile con lui,
è la mia bocca che canta.
L’hai sempre saputo?
Eppure sei così bella, così bella.
Uh, come sei bella.
Hai i piedi leggeri,
e io non sento più nulla,
non vedo più nulla,
orizzontale e contento
mi crescono i fiori in bocca.
Uh, com’è bello essere un prato!
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di Guido Caserza, qui:
https://www.facebook.com/guido.caserza
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Sette doni (visioni verticali)
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Erano verticali
le ho viste partire dal punto
più basso
di grado in grado
verso cieli dominanti e oltre
nel puro ultrasensibile.
Erano verticali
e le ho scritte in orizzontale
per abbracciare
in un unica chiave
lo strumento ed il canto
di un viaggio nel tempo.
Onde di crocevia delle forme
qui dal mio centro danzante.
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di Francesco M., qui:
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Ballata della nuvola e del cerchio
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Una casa è fatta di rughe e di passi.
Sotto un portico, davanti a una quercia,
il pensiero non si era fatto parola,
ma occhi che non avevano dubbi.
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E ora non lascio a queste pietre la vita
che non avevo, fino a quando
il tuo profilo non è diventato desiderio.
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A queste pietre, ai corvi, ai silenzi
affido il tempo che nel passato
è tornato a farsi futuro, e li abbandono.
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Nessun luogo, neanche quello dove
hai pianto, e ti sei fatta terra,
ha radici pari alle braccia che ti hanno
detto ciò che sapevi, e non volevi sapere.
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La nuvola grigia non indica direzioni –
torna ad essere il niente necessario al cerchio.
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di Francesca Tuscano, qui:
https://www.facebook.com/francesca.tuscano.3
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L’eco della tua voce
