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Gioielli rubati del 20 agosto- Cultura


 

Gioielli Rubati 262: Fausto Torre – Silvia Cavalieri – Rosario sarino Bocchino – Peter Genito – Claudio Zattera – Massimo Botturi – Monica Santi – Amina Narimi., 2023

Knock out
.
non pretendo che l’amore sia dirti le mie vergogne
o giustificare la cavità dell’abuso
e della malinconia, non è l’amore un porto
sicuro di parole
troppe e tanto grandi da non starci dentro neanche una volta
Oggi lo ha fatto il gelsomino giallo, come tu sai
anche i fiori parlano, rimbombano nelle orecchie infischiandosene
del sole implacabile e supremo
Ehi! guardami, dice il piccolo, vedi come sono complesso?
Chissà se sei capace di vedere i miei lobi ben separati
o se invece la mia luce compete con la tua mantenendoti a distanza
così che io viva d’amore
Io amo per bisogno e muoio di desiderio
finché la tua luce non avrà arso il mio vapore mettendomi fuori gioco
Però pago volentieri
la traccia che lascio per il tuo prossimo giro
Ti ho derubato dell’amore e del sesso. Tu, fisso, immobile
e sotto il tuo sguardo ho copulato, con tutti gli esseri intorno a me
con gli elementi e il vento e, morendo
insoddisfatto, sarò eterno
.
di Fausto Torre, qui:


.
Di prima mattina
.
Non mi vedo più
da nessuna parte.
La casa buia
a limitare il caldo
e solitaria.
Tu che, come un gufo,
giri in giro muto
il capo incanutito,
io, come un sacco
svuotato,
la miseria dei miei seni…
E vado come posso
e sfioro i muri,
lieve il mio deambulare,
polveroso.
Intanto il giorno cresce
e cresce dentro me
un urlo che fa male.
.
di Silvia Cavalieri, qui:

.
*
.
Tu lasciami la sera
.

Tu lasciami la sera
e qualcosa di ieri
io chiederò al silenzio
di placarmi il cielo;
incontrami se ti fa gioco,
io sarò desiderio muto
nel tempio, tuo, di domani.

E voi lasciatemi pieno di vento,
nell’affanno dei fiori,
tra i rami stanchi
e un po’ di tremore
che a trattenermi
sembrano vane le mani.

Per quella felicità
che si alza lunghissima
ciò che ancora mi vale
è una festa di foglie lontane:


di Rosario “sarino” Bocchino, qui:

.
*
.
il nocciolo duro della mia maturità
sta anche
in queste sere di afa e zanzare
tutte da resistere e passare
.
segregazione autoimposta
da tutti i possibili mari
mi consuma e mi frigge
questo eterno ritorno
di un presente spavaldo
.
ma non so nemmeno più
se lo vorrei ancora
un tempo condiviso con te
strappato a un destino
che di comune
ha soltanto il nome
.
tutto il resto è noia e illusione
.
la mia predilezione
è una sdegnosa inappartenenza
.
pertinenza spasmodica
che occlude il mio cuore
cupo e ampio
tangente una curva
fatta d’inutili ferragosti
di girarrosti domenicali
.
lo spendi spandi
delle masse idiote
.
mi scopro sempre più
impaziente e prossimo
a una insondabile estraneità
.
di Peter Genito, qui:
https://www.facebook.com/peter.genito
.
*Se tornassi bambino
.
Ormai non c’è nessuna faccia nota,
Il tempo indossa le foglie e la vita,
ricordo mio padre, aveva le dita
da campanaro, la corda ora è vuota
.
non tiene né mani né note, immota,
come una terra senza via d’uscita.
Più su, appare l’immagine fiorita
d’un altarino, prega alma devota.
.
Nei dì di festa era bello tornare
nel borgo ed ascoltare le campane,
gli uomini tiravano giù forte,
.
ogni volta facevano volare
le braccia, e i bimbi in mezzo alle sottane
scappavano di gioia nella corte.
.
Direi bugie se tornassi bambino,
in quantità, così ha fatto il destino.
.
di Claudio Zattera, qui:
https://www.facebook.com/claudio.zattera.1
.
*
.
San Lorenzo
.
Sarà, ma io ci ho visto un bel niente.
Di tutte quelle stelle cadenti, solo una:
la donna che in un nano secondo
ha illuminato, e fatto due figlioli
come i comandamenti.
Ma il desiderio espresso
è rimasto sulla lingua,
come sto pelo di nostalgia perenne;
più dispettoso di un moscerino al frutto
o di un’ondina che gratta sui calcagni.
Di tante beghe romantiche, una sola
ci siam concessi insieme stasera sul divano:
un limoncello freddo, le cosce volte all’aria
che stranamente arriva a quest’ora.
Niente sesso. A volte c’è un silenzio
che pare ante creazione.
.
di Massimo Botturi, qui:

SAN LORENZO

Sarà, ma io ci ho visto un bel niente. Di tutte quelle stelle cadenti, solo una: la donna che in un nano secondo ha illuminato, e fatto due figlioli come i comandamenti. Ma il desiderio espresso è rimasto sulla lingua, come sto pelo di nostalgia perenne; più dispettoso di un moscerino al frutto o di … Continua a leggereSAN LORENZO


Traduce poesie di Walt Whitman
.

Si china su un quaderno,
su uno scoglio piatto,
su un accappatoio giallo
sotto l’ombra di qualche ramo che la cerca.

Sfiora le onde bianche
di solitudine leggera,
l’abbraccio
impercettibile
un occhio attento
ghermisce.
Una gamba magra abbronza
fino a formicolare e
un piede crivellato
di gocce nebulizzate.
Lacrime in un graffio di matita.
E singhiozzi, se manca poco all’estasi.
Intangibile
postura
sull’azzurro crespo.
Traduce poesie di Walt Whitman,
ma un angolo di pagina s’impenna alla brezza.
La mano si posa a zavorrare;
la pelle, tra le dita, bianca come il sale.


di Monica Santi, qui:

Madonna dell’acero
.

È salita celeste
la Leggerissima
come una felce che sta per fiorire
sulla collina degli usignoli.

Alla Pasqua d’estate
ha toccato la roccia
del sonno sacro dell’acera antica

nel vuoto magnifico della sua tomba
il nostro respiro
dentro il salterio.

.
di Amina Narimi, qui:

Madonna dell’acero

È salita celestela Leggerissimacome una felce che sta per fioriresulla collina degli usignoli. Alla Pasqua d’estateha toccato la rocciadel sonno … Continua a leggereMadonna dell’acero

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